Palazzo Balleani

Il Palazzo Balleani è conosciuto con il nome di “Balleani vecchio”: un unico corpo poggiante sulle mura, frutto dell’unione di più case “le case dei Balleani di vicolo Fiorenzuola” come ci dicono alcuni documenti del 1600.

I Balleani furono una delle famiglie nobili jesine; il nome originario era: Baligani ed erano feudatari di Montemarciano. Tra il 1262 e il 1300 giunsero a Jesi; si contraddistinsero per una serie di lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini per il possesso della città. Sicuramente il personaggio di maggiore spicco fu Tano Baligani un cavaliere di ventura che nel 1320 riuscì ad occupare, come signore, la città di Jesi sottraendola ai pontefici ma nel 1328 fu decapitato “di fronte al palazzo di famiglia nella piazza di San Giorgio” (oggi Federico II).

Trascorso il periodo dei conflitti per le lotte di potere, i Baligani, divenuti Balleani, parteciparono, per almeno cinque secoli, al governo di Jesi. La loro dinastia terminò nel 1717 quando l’ultimo discendente Niccolò Balleani nominò suo erede un nipote, Gaetano Guglielmi, che acquisì anche il cognome dei Balleani.

Dall’inventario dell’Archivio Guglielmi Balleani, conservato dal 2006 presso la Biblioteca comunale di Jesi , sappiamo che la famiglia Balleani aveva vaste proprietà nel nostro territorio; il palazzo sede del potere di questa famiglia e dove avevano abitato sin dal 1300 corrisponde all’attuale palazzo Balleani localizzato nella Piazza Federico II, oggi esso ha fogge settecentesche ed è frutto dell’accorpamento, avvenuto dal 1300 in poi, di più case dette: “le case dei Baligani” e di un antico palazzo nobiliare appartenuto alla famiglia Nobili.

Nel 1600, la famiglia possedeva varie proprietà localizzate a poca distanza dal Palazzo della Signoria. I documenti ci parlano di “case e terreni di Via Fiorenzuola nel quartiere di San Luca”; forse, tra la fine del 1500 e il 1600, su quelle proprietà fu edificato un unico palazzo frutto dell’accorpamento di più case. Non possiamo dire con certezza se i Balleani avessero veramente abitato il palazzo; le cronache locali ci lasciano intendere che la loro residenza privata fosse solo quella sulla piazza Federico II.

Oggi il palazzo si presenta con una facciata tardo seicentesca abbellita da un portale in pietra barocco simile a quello dei Ghislieri e finestre incorniciate di gusto rocaille; all’interno si possono vedere spazi, oggi ristrutturati, che lasciano presagire una sobria struttura seicentesca: coperture a volta con vele; una scalinata non grande che segue per tre piani; il primo piano” nobile” si caratterizza per una splendida porta incorniciata in spesso legno in noce dove in alto compare la dicitura “biblioteca” e le stanze sono abbastanza grandi con soffitti sobriamente stuccati , si nota tutto intorno alla pareti un fregio, un tempo dipinto oggi di difficile lettura. Il palazzo, vista la sua particolare collocazione, a poca distanza dal palazzo dei Governatori pontifici1 e incluso nella zona denominata di “Santa Casa”, poteva invece rappresentare la sede della Reverenda Camera Apostolica con il relativo convento appartenuto in precedenza ai Gesuiti. Non ci sono altri riscontri per poter confermare quella che per ora è una ipotesi.

Testo a cura di Meri Sbaffi
Gruppo FAI di Jesi e Vallesina